Renato Vallanzasca. L’ultima fuga Leonardo Coen
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Leonardo Vallanzasca, una vita da bandito, l’ultima fuga.
“Di lì non ci passa nemmeno un gatto” disse l’agente osservando l’oblò sul Flaminia, il traghetto che da Genova portava i turisti in Sardegna, il 18 luglio 1987. Ma a bordo non c’erano solo vacanzieri. Il carabiniere e altri 4 suoi colleghi, tutte giovani reclute, accompagnavano un detenuto di “massima pericolosità”, Renato Vallanzasca, l’uomo che negli Anni ’70 i giornali avevano definito “il Bel Renè”, “il bandito dagli occhi di ghiaccio”, “il Dillinger della Comasina”.
Esaurito
Renato Vallanzasca, l'irriverente, il guascone, il tombeur de femmes, il re delle fughe e' stato il protagonista indiscusso di quella "esplosione" di bande criminali che negli anni Settanta sconvolse una Milano gia' martoriata dal terrorismo. Oggi gli attori di quella stagione feroce sono morti, pentiti, o hanno scontato la loro pena. Tutti tranne l'ex boss della Comasina, che solo nel marzo del 2010 ha ottenuto di poter lavorare fuori dal carcere in un laboratorio di pelletteria. A sessant'anni, di cui trentanove trascorsi dietro le sbarre, il bel Rene' appare ormai lontano dal personaggio spavaldo e sanguinario diventato una leggenda, eppure continua a far parlare di se' come se il tempo non fosse mai passato. La letteratura su di lui non accenna a esaurirsi, e dopo i libri e' arrivato il cinema. Perche' la sua fama e' tanto tenace? Forse perche' Vallanzasca, pur avendo riconosciuto pubblicamente le proprie colpe e il male fatto, pur dedicandosi da tempo a persuadere i giovani "a rischio" a non inseguire modelli distruttivi, non ha mai usato la parola pentimento. Lui, che ha sempre scelto l'esibizionismo, in proposito confessa: "Anche se solo uno fra i tanti che mi ascolteranno dovesse avanzare il dubbio che il mio e' opportunismo non lo sopporterei, il pentimento, e ancor piu' il perdono, hanno a che fare con la sfera intima.